Porto San Giorgio 

affonda le sue radici nell’antichità, quando era conosciuta come Navale Firmanum o Castrum Firmanorum. 

La sua funzione strategica di difesa della costa si consolidò nell’XI secolo, con la costruzione di fortificazioni volute dall’episcopato fermano per contrastare le incursioni di pirati e saraceni.

Il primo nucleo abitato sorse sul Monte Cacciù grazie a pescatori provenienti da Chioggia, che portarono tradizioni marinare ancora oggi riconoscibili. Nel XIII secolo, grazie all’alleanza tra Fermo e Venezia, il porto divenne un vivace centro di scambi commerciali e fu rafforzato dalla Rocca costruita da Lorenzo Tiepolo, politico e ammiraglio veneziano nel 1266 podestà di Fermo e futuro doge di Venezia incaricato di sorvegliare il mare e difendere la città dalle minacce saracene.

Un momento di grande rilievo culturale fu il 1470, con la realizzazione del celebre Polittico di Porto San Giorgio di Carlo Crivelli, commissionato da Giorgio di Prenta, detto “l’Albanese”. Da lui ebbe origine la famiglia Salvadori, protagonista dal XVII secolo dei lavori di bonifica della spiaggia, che segnarono l’avvio dell’attuale sviluppo urbano della città.


L’Autonomia da Fermo

Già nel XIII secolo, pur in un contesto di povertà diffusa tra contadini, pescatori e artigiani, il Porto di Fermo iniziò a distinguersi economicamente e socialmente dal resto del territorio. Questa crescente differenziazione alimentò tensioni con il Comune di Fermo, percepito dai sangiorgesi come troppo legato al potere dominante, in linea con il motto “Firmum Firma Fides”.

Nel corso del Settecento le difficoltà aumentarono a causa delle guerre di successione, con passaggi di truppe e requisizioni. Un episodio cruciale si verificò nel 1734, quando il Porto di Fermo fu tassato separatamente: un segnale che anticipò la Firmana Gravarum del 1741, con cui il Porto ottenne il diritto di eleggere propri consiglieri e magistrati, sancendo la sua separazione da Fermo.

Il cammino verso l’autonomia si consolidò con la rivoluzione francese e, soprattutto, con il decreto napoleonico del 1808 che rese Porto di Fermo un Comune indipendente. Dopo la caduta di Napoleone, le Marche furono temporaneamente annesse al Regno di Napoli, ma l’autonomia del Porto rimase un punto fermo.

Un ulteriore passo decisivo avvenne nel 1878, grazie all’iniziativa dell’onorevole Mauro Macchi e all’impegno del sindaco Luigi Salvadori Paleotti Junior: la città ottenne l’aggregazione della parrocchia di San Giorgio, definendo così i confini territoriali che conosciamo oggi.


Alcune curiosità, personaggi, luoghi

Dal torrione di Villa Marina, costruita con una tecnica innovativa “a zattera” priva di fondamenta, Luigi Salvadori Junior poteva osservare l’avanzamento dei lavori di bonifica sui cosiddetti “relitti di mare”. Proprio in questa dimora, nell’ottobre del 1860, si svolse un incontro di rilievo storico: Re Vittorio Emanuele II ricevette l’ambasciatore britannico Sir Henry George Elliot, che lo informò del luogo in cui di lì a poco avrebbe incontrato Giuseppe Garibaldi, ossia Teano.

Già nel 1834 Luigi Salvadori Junior aveva sposato Ethelyn Welby, figlia di Adlard Welby, appartenente a una facoltosa famiglia inglese trasferitasi a Porto San Giorgio nella Villa Caterina. Dal matrimonio nacquero diversi figli, tra cui Tommaso Salvadori, destinato a diventare uno dei più importanti ornitologi italiani. Nel 1860 Tommaso prese parte alla spedizione dei Mille con il ruolo di ufficiale medico.

Un altro ramo della famiglia si consolidò con Giorgio Salvadori, fratello di Tommaso, che sposò la cugina Adele Emiliani. Da questa unione nacquero cinque figli, tra cui Guglielmo Salvadori Paleotti, detto Willie. Egli sposò Giacinta Galletti de Cadilhac e dalla loro unione nacquero tre figli: Gladys, Massimo “Max” Salvadori — storico e antifascista — e Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, meglio conosciuta come Joyce Lussu. Joyce fu partigiana, scrittrice, traduttrice e poetessa, insignita della medaglia d’argento al valor militare e capitano nelle brigate Giustizia e Libertà. In seconde nozze sposò Emilio Lussu, politico e scrittore, con cui condivise impegno civile e culturale.

Villa Bonaparte...Villa Caterina... Villa Pelagallo... 

La dimora acque per volontà di Gerolamo Bonaparte, principe di Montfort ed ex re di Westfalia, fratello di Napoleone. L’edificio fu pensato come residenza per la moglie Caterina di Württemberg, sua seconda consorte dopo Elisabeth William Patterson. Nel 1826 la progettazione venne affidata al giovane architetto Ireneo Aleandri, che realizzò una dimora elegante e imponente, destinata a diventare uno dei simboli della città.

Gerolamo Bonaparte abitò nella dimora di Porto San Giorgio per un periodo relativamente breve: meno di cinque anni. Nel 1831, infatti, la proprietà fu confiscata dalla Camera Apostolica e successivamente venduta alla famiglia Pelagallo, che ne divenne la nuova proprietaria.

Il teatro.

Il teatro comunale di Porto San Giorgio, già Teatro Vittorio Emanuele II fu completato nel 1817 su progetto dell’architetto Giuseppe Locatelli, l’edificio si distingue per la sua pianta rettangolare e la facciata in laterizio. Conta 278 posti, di cui 150 in platea e 128 nei tre ordini di palchi. Al centro campeggia una lastra di travertino con inciso il motto latino Castigat ridendo mores attribuito al poeta francese Jean de Santeul: l’iscrizione -corregge i costumi ridendo- richiama il valore della commedia e della satira, capaci di smascherare vizi e difetti umani attraverso l’ironia, contribuendo così al miglioramento dei costumi sociali. A sottolineare questo significato, la lastra è incorniciata da due mascheroni che raffigurano la tragedia e la commedia, simboli eterni del teatro e della sua funzione educativa e morale.

La piazza del teatro

Il restauro, curato dal professore e architetto Marco Dezzi Bardeschi del Politecnico di Milano, ha trasformato lo spazio antistante il teatro in una sorta di hall naturale, un foyer all’aperto. Qui i sedili fissi non sono solo pensati per accogliere gli spettatori, ma fungono anche da barriera al traffico. L’intervento ha creato un grande tappeto centrale che, sfruttando il dislivello della strada proveniente da Fermo, si conclude in un parapetto‑sedile che scende fino a un “pozzo”.

Sotto questo spazio scorre il rio Petronilla: grazie a un sistema di pompe, l’acqua può essere sollevata e fatta scorrere rumorosamente lungo il parapetto, per poi precipitare nel pozzo a valle. Un gesto scenico che richiama l’importanza dell’acqua, già celebrata nella vicina Fontana della Libertà, ornata da delfini e ninfe e accompagnata dall’iscrizione: “L’acqua, qui condotta a beneficio del Popolo segna l’auspicio trionfo dell’IGIENE”.

La piazza del teatro è arricchita da elementi simbolici: tre teste di serpente, forze ctonie legate al mondo sotterraneo, emergono nei quattro lampioni. Nel pozzo si intreccia un racconto allegorico: due scalate impossibili, una verso le profondità oscure della terra e l’altra verso il cielo, nel tentativo di raggiungere la luna. Sul parapetto compaiono incisioni di una clessidra e di dadi, simboli del tempo e del gioco, insieme a versi della poesia Le jet d’eau di Baudelaire, che amplificano il dialogo tra architettura, natura e immaginazione.

.... Lune, eau sonore, nuit bénie,

Arbres qui frissonnez autour,

Votre pure mélancolie

Est le miroir de mon amour...


... Luna, acqua sonora, notte benedetta, 

alberi tremolanti intorno, 

la vostra pura malinconia 

è lo specchio del mio amore...